Un'innovazione fatta sulla persona - (Il sole 24 ore)

«I l Web 2.0? Non è per tutti, almeno per ora. E la ragione è semplice: i concetti alla base della prima onda del Web 2.0 sono ancora troppo complessi o comunque limitati a sistemi o a capacità di banda che non tutti hanno».Questa l'esplicita risposta che ha dato Peter Sondergaard, senior vice president e responsabile della Ricerca della Gartner a livello mondiale (per la prima volta in Italia),per concludere un intervento focalizzato sui temi dell'innovazione e dell'information technology nelle imprese. Secondo il top manager di Gartner, la "consumerizzazione" è l'unica e principale tendenza che andrà a impattare l'It nei prossimi dieci anni. Più la tecnologia diventa affidabile e pervasiva, più la sfera sociale e le azioni delle pubbliche istituzioni andranno a influenzare molte delle caratteristiche dei prodotti e dei servizi tecnologici di maggior successo.«L'effetto della consumerisation dell'It - rafforza il concetto Sondergaard - è evidente; oggi si parla di consumer to business e di citizen to government e non più viceversa. Il 35% degli utenti occidentali fa uso di servizi di home banking, le vendite al dettaglio online oggi sono l'8% del totale e presto raddoppieranno: due esempi di come iconsumi generano il cosiddetto reingaggio dei modelli di business e dei modelli di adozione delle tecnologie all'interno delle aziende».Queste ultime, nella visione della Gartner, dovrebbero ridurre gli investimenti in asset fisici e aumentare invece le risorse tese a cogliere l'aspetto sociale del proprio business. Porte aperte alla "consumerisation", quindi, che trova applicazione in nuove forme di relazione digitale attraverso nuovi linguaggi ed esperienze avanzate; esperienze che, per i cosiddetti "knowledge worker", si trasformano in maggiore produttività quotidiana grazie a servizi e strumenti innovativi di search, di messaggistica istantanea, di Voice over Ip (Skype), di podcasting, di networking peertopeer, di video (YouTube) e di nuovi contenuti (wiki). Di tutto ciò, in parole povere, che rientra nel calderone del Web 2.0.L'importante sarà riconoscere gli impatti che la "consumerisation" dell'It ha e avrà sui sistemi e sulle infrastrutture It aziendali. Considerando che siamo solo all'inizio di una nuova era. Per dare un impulso significativo alla "rivoluzione" consumer in azienda Sondergaard ritiene necessario interpretare i requisiti dei cosiddetti "nativi digitali" (digital native, in contrapposizione ai digital immigrants), coloro cioè nati con le nuove tecnologie digitali addosso, che non tollerano restrizioni illogiche nel quotidiano utilizzo delle stesse.Spostare quindi, in modo intelligente e organizzato, una parte delle risorse verso gli utenti deve essere il nuovo credo per generare nuova efficienza per e con l'It e secondo gli analisti della Gartner qualcosa già si muove a livello di grandi aziende: poco meno del 30% degli addetti è sin d'ora solito ricorrere a dispositivi personali (Pda, lettori multimediali, smartphone) collegati alla rete aziendale. E domani, nel 2020, quando la tecnologia diventerà "invisibile", del tutto pervasiva e integrata negli strumenti hitech utilizzati, questa percentuale non potrà che aumentare.«L'It -spiega Sondergaard- vive oggi di priorità che si chiamano semplificazione, flessibilità, ottimizzazione, agilità e per questo i Cio si indirizzano verso un'unica suite software, verso sistemi hardware omnicomprensivi.Il nuovo verbo è il "mashups", il fondere cioè diverse tecnologie in un'unica soluzione, disponibile via web. Gli esempi forniti dai siti di social networking sono innumerevoli ma anche in campo business non mancano, vedi il Crm di Salesforce che sfrutta le mappe di Google».Non tutto deve per forza di cose essere oggetto di radicale trasformazione: i sistemi Erp e di amministrazione contabile è bene che rimangano fedeli a modelli infrastrutturali e gestionali consolidati mentre molto si può cambiare per quei processi che più interessano le attività a contatto con il mercato, che possono beneficiare di nuove applicazioni (Internet based) orientate alla collaborazione.«Il ruolo centrale dell'It - questo il pensiero di Sondergaard -appartiene al passato e le aziende devono imparare a rivedere tale modello, lasciando più libertà d'azione e maggiori responsabilità agli utenti. Occorre concentrarsi sul valore di cui l'It necessita per supportare meglio il business e la creatività e le capacità d'uso degli utenti digitali sono, in tal senso, risorse non più trascurabili». Secondo l'analista, si sta assistendo a cambiamenti su più livelli, da quello del business a quello puramente tecnologico: «Il "software as a service" è l'espressione di una tendenza che vede l'It essere concepita non più come mero prodotto ma come servizio da usufruire on demand, con il vantaggio di ridurre sempre più i costi da supportare per singolo utente».Un cambio di approccio generazionale che interessa anche i fornitori: «Tutti i grandi nomi dell'hi tech mondiale - osserva Sondergaard - si focalizzano su obiettivi di business ben definiti, che ne condizionano le strategie di innovazione: Nokia Hp e Microsoft guardano tanto al consumer quanto all'enterprise, Sony, Google, eBay e Apple ai consumatori finali, mentre Ibm e Oracle rimangono concentrate sulle grandi aziende. Per tutti, però, vale il concetto che il computing di domani è focalizzato sulla persona ( Person centered computing, ndr) in termini di contenuti e servizi,che l'It fa parte del vivere quotidiano delle persone e che una delle maggiori frustrazioni per gli utentisarà la mancanza di integrazione fra tecnologie diverse ».